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Turismo, montagna, sci. Quale futuro in Trentino?


Un interessante contributo di Marco Laezza sul Futuro del Turismo montano, pubblicato oggi sul quotidiano l’Adige.
Ho partecipato con interesse al convegno organizzato dalla SAT  “La montagna e lo sci”. Hanno avuto voce in capitolo tutti gli attori interessati: imprenditori, albergatori, politici, sociologi, economisti, ambientalisti, accademici, pianificatori, fruitori e appassionati come me. Lo spirito con cui si è affrontata questa giornata di studio sul tema del turismo invernale in Trentino è stato molto positivo. Si è voluto porre all’attenzione dei presenti, sviscerando i temi in modo completo e dettagliato, un argomento che ci pone davanti ad una domanda chiara: quale futuro per il turismo invernale e sciistico in Trentino?
Ho dovuto constatare alcuni interventi secondo i quali il futuro sta nel potenziamento delle aree sciistiche esistenti e che si deve tener conto del fatto che i giovani non avranno lavoro se non si farà in questo modo. Vorrei rispondere a questo.
Credo che questa mentalità, che poteva andare bene qualche decennio fa, ora sia obsoleta e in controtendenza. Questa presa di posizione, a mio avviso, fa trasparire mancanza di considerazione della crisi economica, sociale ed ambientale che stiamo vivendo, ma soprattutto consegna alle nuove generazioni un futuro “senza futuro”.
Credo che alcuni esempi di come questa mentalità è ormai in crisi siano Folgaria e la Polsa di Brentonico – cito queste realtà come vicine alla zona in cui abito, la Vallagarina. Si può notare come politiche di potenziamento del turismo sciistico siano state condotte con poca lungimiranza, sicuramente avendo a cuore lo sviluppo del proprio territorio, ma senza guardare al futuro. Forse non si prevedeva una crisi economica come quella in atto? Probabile, ma credo che si siano gestite le risorse in modo negativo. Ora è impossibile tornare indietro: i danni ambientali dei nuovi impianti di Folgaria e delle seconde case a Polsa di Brentonico sono irreparabili. Investire su nuovi impianti quindi non è un investimento sul futuro delle nuove generazioni per paura che abbandonino le montagne.
 Ecco che, però, non basta la polemica e la presa d’atto del problema. Concordo con la lettera apparsa oggi sul giornale a firma Michele Trainotti che propone Folgaria come possibile scenario di un modello alternativo di turismo. La proposta è quella di riqualificare l’esistente, come è stato concluso oggi al convegno SAT, e non pensare a nuovi sviluppi, magari in zone di interesse ambientale e paesaggistico di rara entità, come Serodoli ad esempio.
 Vorrei lanciare un messaggio alla Provincia, che oggi è intervenuta al dibattito presentando i dati recenti degli interventi pubblici nel turismo sciistico. Fermiamoci un attimo. Ragioniamo sull’esistente e su quello che sta cambiando nel turismo invernale in Trentino, ovvero il fatto che lo sci non è più una priorità assoluta nella domanda da parte di chi ospitiamo nelle nostre terre. Ci sono altri sport che sfruttano, in modo meno invasivo, il nostro territorio e che anche dal punto di vista economico possono essere una risorsa importante. Il PIL del turismo sciistico è in calo, così come le nevicate a basse quote. Che cosa vogliamo fare? Prendiamo in mano la situazione con coraggio e decidiamo per un futuro più equo e più sostenibile, anche per dare ai giovani nuovo lavoro concreto e non sempre la solita ricetta impianto da sci = reddito, perché i dati dicono di un’inversione di tendenza.
 Colgo l’occasione per fare i complimento alla SAT per l’organizzazione e la disponibilità nel prestare al dibattito provinciale queste risorse preziose.
Grazie
 Marco Laezza – Rovereto

 

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