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Sud Italia, una scommessa per il rilancio


Parlare del Sud oggi non significa discutere di come risolvere un problema, ma capire come la scommessa del rilancio del Paese può aiutare il Sud ad agganciare la ripresa.

Come modificare un approccio allo sviluppo affinchè sia in grado di valorizzare il patrimonio straordinario di un’area che rappresenta 21 milioni di abitanti (più delle popolazioni di Belgio, Olanda e Lussemburgo messe insieme), e che è dotata di un PIL equivalente a quello della Polonia.

Non c’è dubbio che oggi ci troviamo di fronte ad un paradosso del SUD, che soffre la crisi più del resto del Paese, e che tuttavia dispone allo stesso tempo di risorse importanti che non è in grado di sfruttare appieno: dall’agrifood al patrimonio storico culturale, e che per la loro non riproducibilità sono destinate a conservare ed aumentare il loro valore in epoca di globablizzazione.

A questo paradosso “vizioso”, dobbiamo opporre la creazione di un circolo virtuoso che veda il legame tra visione di sviluppo, progettualità e investimento in capitale umano.

Possiamo assumere la gestione dei fondi strutturali come esempio efficace di come ciò in passato non abbia funzionato, nonostante la grande azione positiva di recuperato avviata dal governo in quest’ultimo anno.

Abbiamo un problema assoluto, che è quanto abbiamo speso: non abbastanza, nell’area convergenza solo il 70% di fondi rendicontati, e poi abbiamo un problema forse ancora più grave che sta nel come abbiamo speso e che non riguarda il solo sud.

Secondo elaborazione Ifel, Il 75% dei progetti è inferiore a 150.000 euro. Meno dell’ 1% supera i 5Ml. Un ulteriore criticità riguarda la titolarità degli interventi: i soggetti privati sono la categoria più coinvolta, per circa il 40% di interventi del FESR e di più del 50% di FSE. Questo di per se non è un elemento negativo, ma associato anche alla ridotta dimensione dei progetti, ha reso difficile interventi davvero strutturali, per la creazione di condizioni di contesto e di infrastruttura materiale e immateriale.

In sostanza: i soggetti privati sono molto numerosi e con progetti troppo piccoli e parcellizzati, mentre sul versante pubblico, la frammentarietà delle azioni tra diversi enti ha portato a rallentare il processo decisionale, con tutti gli oneri connessi.

Fondamentale sarà l’azione di cabina di regia che aggreghi progetti e snellisca il processo.

Ecco allora che la riforma della PA approvata è una svolta radicale, una scossa positiva, per il rilancio dell’intero del Paese e anche per il Sud.

Il rinnovamento della Pubblicazione è la vera rivoluzione, la sua trasformazione da freno a veicolo di competitività di un territorio.

Come di grande impatto e importanza operativa sono anche gli strumenti che il Governo sta mettendo a disposizione, come ad esempio il PON Governance, nella sfida non solo di spendere i finanziamenti, ma anche di convertirli in vero volano di sviluppo.

Concludo con un dato che mi ha colpita. Secondo Confindustria negli ultimi anni il Sud ha visto nascere ben 29.000 nuove imprese ed è ormai una realtà la presenza delle cosiddette “gazzelle”, imprese giovani che hanno investito in innovazione ed in particolare sull’immateriale che negli ultimi due anni hanno raddoppiato il proprio fatturato.

Segnali incoraggianti come questi, ci devono rendere ancora più consapevoli della responsabilità, ma allo stesso dell’opportuntià storica che possiamo affrontare. Abbiamo gli strumenti a disposizione, abbiamo una visione e abbiamo finalmente un governo che ha la determinazione ed il coraggio per tradurla in azione.

Elisa Filippi, Membro Direzione Nazionale PD

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