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Riformare i Partiti: ripartiamo dalla concretezza.


Ho letto con interesse le considerazioni del Sindaco Valduga, riportate nell’intervista pubblicata su questo quotidiano. Soprattutto ne ho apprezzato alcuni stimoli: dall’idea del riformismo come risposta alla complessità delle sfide attuali, fino all’invito a recuperare un metodo “responsabile” orientato all’ascolto e alla concretezza dell’agire.

Sono convinta che la portata degli stimoli offerti meriti un dialogo costruttivo, che si qualifichi per contenuti e proposte ed eviti il rischio di rimanere intrappolato in disquisizioni da politique policiènne.

Come correttamente osservava qualche tempo fà Sergio Fabbrini, la politica è più cose insieme. E’  certamente “politics”, intesa come sistema di partiti e di valori, ma è anche e soprattutto “policy”, ovvero analisi dei problemi concreti e ricerca delle soluzioni per risolverli.

Le rilfessioni di Valduga ci offrono spunti interessanti sia dell’una che  dell’altra dimensione, ma credo che sia soprattutto sul terreno delle politiche concrete che oggi gli amministratori ed i trentini sono chiamati a confrontarsi.

A partire dalle sfide del riformismo al governo, pensiamo al tema delicatissimo dell’integrazione e delle periferie, siano esse geografiche o sociali, o alla competitività della nostro sistema così profondamente oggetto di trasformazione tra riforme sistemiche (dal credito alla cooperazione) e ricerca di input per la crescita e l’innovazione.

E’ forse proprio a partire dalle policies, dalle politiche che cercano soluzioni ai problemi, che potremo confrontarci e misurare anche il nostro sistema di “politics” e non viceversa.

Se rimanessimo intrappolati nei movimenti della geometria partitica (più o meno variabile), temo perderemmo un’occasione seria e importante per promuovere un cambiamento reale, (quello che in filagrana veniva citato dallo stesso Valduga), che produca benefici prima di tutto per i trentini, e poi, solamente poi, per i Partiti che li rappresentano.

Se il cambiamento si realizza con la concretezza di azioni che perseguono una visione, allora credo che sia compito di tutti noi impegnarsi per costruirla, a partire dal dibattito sulla Riforma Costituzionale alle proposte per il ri-disegno della nostra Autonomia, con il contributo essenziale delle realtà civiche come stimolo e “pungolo” in questo processo.

E’ questo il banco di prova sul quale la classe dirigente trentina deve impegnarsi. E interpretare efficacemente questa sfida, significa uscire dall’autoferenzialità nella quale spesso siamo scivolati, per interpretare autenticamente la politica come servizio.

 

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