Europa, Idee

Fondi Ue, cambia l’Italia semplificando l’Europa


Accanto alle colpevoli inefficienze del sistema paese, emergono anche difficoltà oggettive e la necessità di rimodulare procedure e regole finanziarie della Ue

 

Vi è una sfida che in questo momento sta affrontando il nostro paese e che il Pd è chiamato a rendere un cavallo di battaglia anche nella campagna per le elezioni europee: si chiama lotta alla burocrazia e parte dalla revisione del sistema della pubblica amministrazione per una gestione efficiente delle risorse.

La sfida è di portata epocale e non riguarda solo l’Italia, ma l’Unione europea stessa. Da freno per lo sviluppo, da ostacolo per i cittadini la pubblica amministrazione deve diventare il primo fattore di competitività per il paese e per l’Europa: un sistema pubblico efficiente è un sistema che non solo consente di risparmiare, ma che aiuta a crescere.

Sono numerosi gli ambiti sui quali intervenire e quello dell’utilizzo dei fondi strutturali europei è un esempio concreto e di straordinaria attualità che mostra bene le connessioni tra il Sistema Italia ed il Sistema Europa. Il nostro paese infatti ha inviato in questi giorni, il 22 aprile, l’Accordo definitivo di Partenariato con la Commissione europea per la prossima programmazione finanziaria con la quale all’Italia saranno assegnati circa 32 miliardi di euro. Quanto e come saremo in grado di spendere?

Per la capacità che avremo di rispondere a questo interrogativo passa il futuro del nostro paese. Nei prossimi mesi abbiamo una serie di appuntamenti determinanti in tal senso. Entro l’estate dovranno infatti essere presentati i piani operativi e siamo chiamati a farlo cambiando decisamente passo, evitando gli errori del passato.

L’Italia nel precedente settennato ha speso poco e male. è stata utilizzata poco più della metà dei fondi (circa il 52,7 per cento) e con un tasso di frammentazione molto elevato: tanti micro interventi, pochissimi progetti strategici. Scarsità di competenze, farraginosità della burocrazia, ma anche un certo clientelismo territoriale (perché molti progetti di ridotte dimensioni economiche indicano una scarsa capacità di pianificazione strategica e piuttosto un’elevata attenzione alla gestione del consenso) sono alcune tra le cause individuate da un’interessante analisi di Walter Tortorella (“Molto da rifare per I fondi strutturali”, 13/09/2013 Lavoce.info )

Le responsabilità politiche saltano all’occhio, così come l’immagine di un paese che ha perso molto tempo e su questo deve intervenire: dall’azione riformatrice del governo ad un nuovo metodo di coinvolgimento anche degli enti locali.

Tuttavia accanto alle colpevoli inefficienze del sistema paese, emergono anche difficoltà oggettive e la necessità di un importante rimodulamento in Europa nelle procedure e regole finanziarie: pensiamo ad esempio alla trappola del patto di stabilità che ha ingessato le finanze degli enti locali ostacolando gli investimenti anche per gli enti virtuosi. Se è vero, infatti, che l’Italia spende solo poco più della metà, la media europea è del 66 per cento: un terzo dei fondi resta inutilizzato.

L’esigenza di un cambiamento nel sistema e nel quadro regolatorio a livello europeo è evidente, ma altrettanto evidente è che l’Italia per incidere davvero nel modificare le regole ha bisogno di colmare il proprio ritardo: ecco perché queste elezioni europee e la scelta della classe politica che ci rappresenterà in Europa sono complementari all’azione riformista che il governo Renzi sta promuovendo.

Per rendere concreto questo cambio di passo i livelli istituzionali nei quali intervenire sono diversi, (dalla Commissione al Consiglio), ma certamente i parlamentari europei, ed in particolare gli appartenenti alla delegazione del Pd, avranno la straordinaria responsabilità di proseguire in Europa il lavoro che il governo Renzi ha avviato in Italia, partecipando ed intervenendo in commissioni chiave, con funzione di stimolo e controllo.

Solo con una presenza qualificata e produttiva, capace realmente di rilanciare il sistema Italia a partire da Bruxelles, è possibile ottenere risultati complementari alla strategia portata avanti in Italia e rendere il Pd una forza guida del Pse, capace di ridare dinamismo e visione all’Europa.

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