Europa, Idee, Italia, Partito Democratico

Europa e città: un voto per la proposta


Non si può parlare di sviluppo urbano se non in una dimensione europea e specularmente non può esservi un rilancio dell’Europa se non da una rinascita dei territori

In molti comuni italiani il 25 maggio si voterà contestualmente per le elezioni amministrative e per quelle europee.

Questo voto ha un significato politico simbolico, che va molto oltre quello di una concomitanza elettorale: perché scegliere che direzione dare al governo della propria città ha molto a che fare con il tipo di Europa che desideriamo come nostro futuro.

Europa e città. Non esiste l’una senza l’altra: non si può parlare di sviluppo urbano se non in una dimensione europea e specularmente non può esservi un rilancio dell’Europa oggi se non da una rinascita dei territori e delle città.

Non è un caso che lo stesso presidente Renzi abbia caratterizzato il proprio progetto politico, fin dalla sua comparsa sulla scena nazionale, attribuendo una nuova attenzione a queste due dimensioni: quella del pragmatismo, della concretezza, della prossimità degli amministratori locali e quella della visione, dello slancio e dell’apertura dell’Europa, quell’Europa che non è il regno dei burocrati che abbiamo conosciuto, ma che è la più grande scommessa per il futuro che sta a noi costruire.

Pensiamo a quanto incide quotidianamente la legislazione europea nelle azioni promosse dai nostri comuni, non solo in termini di vincoli, ma soprattutto di impulso, di stimolo per l’individuazione ed il raggiungimento di obiettivi ambiziosi per il nostro paese.

Pensiamo alle smart cities, città intelligenti, nodi privilegiati di relazioni e centri di innovazione, che ripensando se stesse hanno l’opportunità di migliorare la qualità della vita e allo stesso tempo essere vettore di sviluppo economico e primo mercato di sbocco per le nostre imprese. Sono molte, infatti, le città italiane, che proprio su impulso della Commissione europea, hanno presentato negli ultimi anni dei piani di azione per l’energia sostenibile, riqualificando il patrimonio edilizio di interi quartieri, o sviluppando sistemi per la mobilità sostenibile che ridisegnano la viabilità e la qualità dell’ambiente che ci circonda.

Il tema è ben presente e chiaro anche a Martin Schulz, che proprio in questi giorni sta proponendo un rilancio dell’economia dell’Unione nel verso di una reindustruializzazione sostenibile dove le città ed i territori giocano un ruolo fondamentale.

Su questa sfida, il Partito democratico ha una marcia in più e lo deve dimostrare.

Perché il Partito democratico è il partito che più di altri, oggi nel panorama italiano è in grado di rappresentare in maniera credibile queste dimensioni. Il Pd è il partito che si impegna, ci mette la faccia e lo fa attraverso le competenze, le sensibilità, l’entusiasmo dei suoi molti amministratori. Una classe dirigente di persone radicate nel territorio, pronta ad assumersi responsabilità di governo, a dare gambe anche a livello locale al processo di cambiamento avviato dal governo nazionale.

Ed è anche il partito che ha la consapevolezza di quanto sia importante promuovere un’Europa diversa, perché il nostro futuro sta nell’apertura e nell’internazionalizzazione, dalla ricerca all’innovazione alle politiche per il lavoro, e non nel localismo e nella chiusura.

Alcuni contesti urbani mostrano in maniera molto concreta quanto questa sfida sia politica e vada affrontata con una visione forte e complessiva. A Prato, ad esempio, storico distretto industriale, prima provincia nell’export italiano del tessile, il candidato sindaco Matteo Biffoni sa che nella sfida del mondo globalizzato, il rilancio della vocazione produttiva della sua città passa per la sua apertura e capacità di attrazione a livello mondiale, per la sua abilità nell’intercettare finanziamenti e partenariati europei, per l’infrastrutturazione digitale e che in questo processo l’Europa è un alleato indispensabile.

Se con la sfida per il 25 maggio si gioca un referendum sulla nostra presenza in Europa, è bene evidenziare che il Pd non è il partito che chiede di uscire dall’euro e fuggire dall’Europa, ma chiede ai suoi eletti, e in particolare ai suoi amministratori locali, di impegnarsi per utilizzare l’euro e le opportunità che l’Europa ci offre, ad iniziare da quei 160 miliardi che sono destinati all’Italia per i prossimi sette anni e che rappresentano un’occasione straordinaria per il rilanciare il nostro paese.

Ecco perché votare il Partito democratico alle prossime elezioni amministrative ed europee significa scegliere la speranza e non la rabbia, significa sostenere la proposta e non la protesta.

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